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Oggi le vedo sui loro profili social: raccontano i successi e le conquiste, che attraggono come calamite un futuro fatto di abbondanza e sorrisi, tirando un calcio al passato, ed indossando una décolleté rossa.

 

C’è stato un tempo in cui una donna che voleva qualcosa di più del ruolo in cui la società la relegava era da biasimare, disapprovare, deridere, disinnescare. 

Era una mina vagante, una stramba, spesso una donnaccia, una strega.

Spesso ad essere prese di mira erano donne curiose, creative, donne che avevano iniziative, donne che non volevano essere solo mogli e madri (o non volevano esserlo affatto) ma parte della comunità in quanto persone.

C’è stato un tempo in cui queste donne venivano messe a tacere, ricattate, bruciate.

Figure affascinanti, esistite e raccontate in tutte le comunità. Spesso temute, quasi sempre diffamate.

C’è stato un tempo in cui le donne libere facevano paura.

Ma questo non è più il tempo.

(O almeno, impegniamoci ogni giorno perché non lo sia)

Queste prime righe sono prese da un post della mia amica Maria Cristina Pizzato (coautrice di questo blog e del sito web che lo ospita).

Sono un fan sfegatato dei film di hollywood, soprattutto di quelli con rievocazioni storiche, quelli che aprono una finestra un po’ romanzata su avvenimenti reali e lontani oramai nel tempo.

Potrei citarne all’infinito, tanto è vasta la cinematografia in merito, uno su tutti però, legato all’Iliade, e alla guerra fra Troia e Sparta, Troy per l’appunto.

Film epico che, pur seguendo il poema originale nella linea narrativa, lo ripropone in modo molto Hollywoodiano, con la tecnica della voce narrante legata a uno dei personaggi chiave in quel film, ed esso stesso protagonista di un poema mitologico, Ulisse.

Proprio alla fine del film, mentre una catasta di legna bruciava sotto le spoglie di uno sconfitto, ma oramai già mitico Achille, la voce di Ulisse narra : 

“Se mai si racconterà la mia storia, si dica che ho camminato coi giganti. Gli uomini sorgono e cadono come il grano invernale, ma questi nomi non periranno mai; si dica che ho vissuto al tempo di Ettore, domatore di cavalli, si dica che ho vissuto al tempo di Achille.”

Solo rileggerla questa frase mi dà emozione, la stessa che provo ogni volta che, con estrema gratitudine, ascolto le persone pronunciare il nome Lady Network.

Lo so, sono un romantico visionario, ma del resto è la mia natura e non posso sopprimerla.

“Si dica che ho vissuto al tempo di Lady Network.”

Maria l’ha descritto bene quell’essere donna, quell’essere imprenditrice di se stessa, quel voler essere considerata e applaudita per ciò che si è, per ciò che si sa esprimere, e che nei social ha trovato spazio per emergere.

La “décolleté rossa” è una realtà vera, nuova, copiata e invidiata da molti, simbolo di una rivincita social, un marchio dove molte si riconoscono, tante si ispirano e credo in cui tantissime vorrebbero stare.

Il Network Marketing mi piace visualizzarlo come una “piramide rovesciata”, si perché in un lavoro canonico si trova spesso l’esatto contrario, un capo e tutti i suoi sottoposti.

Tutti a concorrere al successo del boss, gratificazione personale zero o pari a esso e tanta, ma tanta frustrazione per quei “meriti” mai verranno riconosciuti.

Ecco, il Network Marketing è l’esatto contrario; una persona alla base, al vertice opposto, e tutto ciò che nel tempo si genera si allarga man mano che cresce.

Stefania Giaccardi è il “vertice” là sotto, in quella piramide rovesciata; da lei tutto è nato e tutto ha preso forma.

Un viaggio cominciato nell’estate del 2014, quando il giorno del mio compleanno, ci siamo sentiti al telefono, lei mi chiese: “Spiegami di questa attività..”

Credo fortemente che sin da quel tempo, Stefania avesse una vision: un “movimento” come questo, era lì, le scorreva nelle vene, tanta è la passione e la dedizione messa in questo progetto.

Ne ha fatta di strada la Stefanenko LS (al secolo, Stefania Giaccardi), e con lei centinaia di ragazze, mamme, donne, entità ben distinte l’una dall’altra, oggi, proprio perché in questo business hanno trovato la loro dimensione e hanno potuto esprimere meglio di loro stesse. 

Ex commesse, bancarie, imprenditrici, dipendenti e tanto altro; zero competenze in questa attività, ma accomunate da una promessa, fatta a loro stesse, ad un marito, o meglio a un figlio, una promessa di benessere, felicità, libertà…

Oggi le vedo sui loro profili social: raccontano i successi e le conquiste, che attraggono come calamite un futuro fatto di abbondanza e sorrisi, tirando un calcio al passato, ed indossando una décolleté rossa

 

3 Commenti

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  2. bahis

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  3. claudio

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